Committente
Provincia Autonoma di Trento
Anno di realizzazione
2009-2010
Titolo del progetto
STRANIERI PER APPRENDERE: LA FORMAZIONE PER L’INSERIMENTO LAVORATIVO
Popolazione coinvolta:
sono state persone immigrate avviate ad un sistema di formazione professionale per poteva qualificarli ad avere un merge positivo tra mercato presente e offerta di lavoro. Uomini e donne disoccupate, in cerca di occupazione.
Bisogno da cui partiva il cliente:
È stato predisposto un vero e proprio piano straordinario di azioni per affrontare l’emergenza occupazione conseguente alla crisi economica.
Abbiamo deciso di privilegiare un approccio comunicativo e narratologico per arrivare a una grammatica e a una sintassi pratica e operazionale che quasi fosse uno strumento per la costruzione e ricostruzione delle esperienze e dei vissuti dei partecipanti.
La metodologia utilizzata è stata di natura esperienziale a partire dal “qui e ora” del gruppo e dispositivi ad hoc finalizzati a:
- Raccontare – Raccontarsi: Fare esprimere e far dialogare i diversi modelli mentali, I vissuti e le esperienze dei partecipanti rispetto ai “temi/dimensioni” di esplorazione proposte.
- Sperimentare – sperimentarsi: produrre esperienze comuni, mettere in moto le energie, sviluppare la capacità di analisi, di riflessione e di feedback in un contesto semplificato
- Esplorare – esplorarsi: riflettere ed apprendere su di sé, sul gruppo, sull’organizzazione attraverso l’esperienza “qui ed ora”; questa è per definizione accessibile a tutti, allena alla capacità riflessiva, all’attenzione all’altro e al contesto, alla consapevolezza della propria influenza.
Nel condurre l’esperienza si è prestata particolare attenzione alle specificità dei gruppi in apprendimento e alla riformulazione costante del patto formativo, voi poiché la metodologia proposta richiede una motivazione personale, coinvolgimento e ragioni puramente “opportunistiche” non sono sufficienti per intraprendere con utilità tale cammino.
• Obiettivi raggiunti
Il progetto si occupava della dimensione di base dell’apprendimento della lingua italiana perché senza parole è difficile inserirsi. Il successo del progetto e dell’agenzia stessa è stato dal placement a fine anno del 50% della popolazione coinvolta.
• Value proposition del progetto
Gli assi su cui ci siamo mossi e da cui è nata la metodologia sono stati:
• È difficile per le persone apprendere, mettersi in una condizione di sviluppo (che sia la lingua italiano, matematica o informatica) se non riescono a superare in maniera sostanziale gli impatti traumatici di devalorizzazione hanno affrontato abbandonando la propria terra (ritrovandosi guardato come “straniero”). Quindi si deve lavorare sulla VALORIZZAZIONE del soggetto e la sua capacita di tessere relazioni, essere sufficientemente sicuro di se e forte per potersi proporre positivamente nelle relazioni con l’altro.
• “Queste persone hanno bisogno di alzare su la testa”, “tutti voi siete in una condizione di differenza ma di fronte all’apprendimento lo siamo tutti, siamo tutti stranieri, di fronte ad un orizzonte nuovo, dobbiamo tutti EX-PATRIARE rispetto alla routine, abitudine al cosiddetto normale”.
• Il terzo elemento forte è che l’apprendimento della lingua italiana non è solo apprendimento della grammatica e della sintassi, ma è apprendere/comprendere affinché non ti sia estraneo il contesto culturale in cui tu ti muovi, è apprendere quindi un pezzo di storia del paese confrontarla, capire le caratteristiche del luogo, capire la vita quotidiana di chi incontrerai, quali sono i centri amministrativi e politici. Quali sono i tuoi doveri di cittadino, qual è la tua forza per far riconoscere i tuoi diritti di cittadino.


Questo è stato un grande laboratorio di trasformazione in particolar modo per le donne, che a volte sono arrivate con molta fatica al corso a causa di restrizioni familiari. Una volta superato questo ostacolo, per loro è stato un importante momento di espressività, di rielaborazione, di racconto e di scoperta di possibilità diverse di porsi:
Lavorando molto sulla sperimentazione con classi estremamente eterogene per età, nazionalità, usi e costumi la classe diventava un grande laboratorio di riconoscimento dell’altro e sviluppo di capacita inclusive.
“Le frasi sulle donne:
La borsa di Zhora è piccola.
La sedia di Mokhtaria è rotta.
Mokhtaria è brava a fare i dolci.
Soumia ha un foulard messo bene.
Soumia è una brava ragazza.
Begum ha una figlia che parla bene l’italiano.
Le donne hanno i capelli lunghi.
Lekbira ieri ha fatto la ricetta del Cous cous.
Le donne sono brave a capire bene.
Soumia ieri ha avuto mal di testa.
Pavlina ha le scarpe bianche.
La bottiglia di Tielly e sotto la sua sedia.
Le donne della nostra classe sono tutte sposate.
Soumia ha la borsa sulla sedia.
Tielly ha bei, capelli lunghi.
Soumia ha un orologio.
Begum ha un cellulare vecchio.
Lekbira ha un hijab.
Tielly ha un carattere diverso dalle altre donne.
Il figlio di Pavlina è malato
Mokhtaria è una brava donna.
Mokhtaria, ha preparato i dolci.
Il colore dei capelli di Pavlina è bellissimo.
Tielly ha gli occhi neri.
Le donne non hanno gli zaini.
Pavlina ha i capelli Rossi
Sumia ha un diploma di laurea.
I pantaloni di Lekbira sono dello stesso colore della neve.
Begum ha un vestito bellissimo.
Tielly ha un paio di scarpe Puma.
Mokhtaria via ieri è caduta sulla strada.
La giacca di Lekbira e di pelle.
Le donne sono più intelligenti degli uomini
Lekbira e Zhora hanno capito bene la lingua italiana.
Mokhtaria, Tielly e Pavlina hanno letto il testo di cucina e cultura.
Tratto da, Stranieri per apprendere: la formazione per l’inserimento lavorativo, Franco Angeli, 2011
